Cara Sophie
(con M. Sofia Casnedi)
Udine, 1996

Cara Sophie,

è tanto che non ti scrivo. Invecchiando divento pigro; mi cullo nell’illusione di avere davanti a me molto tempo. Qualcosa del genere, penso, succede anche a te. Da parecchio non ricevo tue lettere, che per tanti anni, a scadenze fisse, davano conforto alla mia solitudine, rischiaravano il buio della mia vita. Anche di questo, in genere, riesco a farmene una ragione. Ti sembrerà banale, ma mi aiuta a pensarti giovane, come ti ho visto la prima volta; e giovane lo sei, almeno nei miei confronti. Più di una volta mi sono detto: meglio, molto meglio continuare a volersi bene così, da lontano. Oggi, però, mi è accaduto un fatto imprevisto. Mettendo un po’ in ordine - non lo faccio mai, per questa mia crescente pigrizia, ed anche perché occupazioni di questo tipo mi danno tanta malinconia -, da un cassetto che non aprivo da tanto tempo è emerso un foglietto azzurrognolo. Stava là su tutte le altre cartacce, un po’ spiegazzato e sbiadito: da trenta, da quarant’anni? Sopra, poche parole, tracciate da una mano che ben conosco. “Ad Alvise, per il suo compleanno, dalla sua compagna di viaggio, Sophie”. Il primo impulso, te lo confesso, è stato di richiudere quel cassetto, e occuparmi di altro. Non ci sono riuscito. La commozione, la nostalgia...: anche questi, mali della vecchiaia. Ho ripreso in mano il foglietto, ne ho aperti i lembi ormai consumati - hai un’idea, negli anni passati, quante volte l’ho letto? -, e mi sono abbandonato ai ricordi. Ho ricordato i giorni del treno, le preoccupazioni, gli affanni, ed anche i momenti di tenerezza. I nostri momenti, Sophie: talmente pochi, a pensarci. Ma hanno confortato le nostre ansie, e, quanto a me, le confortano ancora, a tutt’oggi. Mi parlasti, un giorno, di te  e degli scrittori che amavi. Ti meravigliavi che non conoscessi Emily Dickinson. Non ne avevo avuto il tempo, lo sai. Dovevo incontrare te. Non lo capivo, perché mi chiedessi la mia stilografica. Ti vedo ancora, accucciata in terra, col foglietto spiegazzato sulle ginocchia. Vi scrivesti sopra queste parole:

 

              Quanti fiori decadono nel bosco

                o periscono nella collina,

                che la loro bellezza non ebbero

                in sorte di conoscere!

                E quanti affidano un seme senza nome

                a una brezza vicina,

                ignari del dono scarlatto

                che recherà ad altri occhi!

                                        E. D. 1862

                               

Nel porgermi quel foglietto mi dicesti, arrossendo, con una timidezza che non ti avevo mai conosciuta: “Un piccolissimo pensiero d’amore e di gratitudine”. E  non so perché, nel riceverlo, mi sembrò di distinguere sulla carta le impronte delle tue dita, come se il nero del carbone non si fosse mai cancellato: la stessa impressione che ho rivissuto anche oggi.

Vorrei prenderti per mano, Sophie, e dirti che l’amore perdura, anche se col tempo diventa irriconoscibile, e in certi momenti, davanti a uno specchio, spaventoso perfino... Ma questi versi mi danno la sensazione che non tutto finisce, mia cara, quando giunge il momento: ci sopravvive l’eternità, e l’eternità sono i nostri ricordi. La nostra memoria, la memoria di un cuore nobile come il tuo, la possiede l’eternità.

Ecco, mi sono inoltrato per sentieri difficili, attraverso i quali mi perdo: una volta di più, mi manca il conforto del tuo sorriso, e della tua intelligenza. Parliamo d’altro.

Vedi spesso tua figlia? Spero proprio di sì, anche adesso che è diventata una persona importante. Sono sicuro che ha bisogno del tuo sorriso, anche lei, come è accaduto dal primo giorno, in quella sala d’aspetto della stazione, a Cosenza. Sorridile, sorridile sempre, Sophie, e dalle un bacio anche da parte del vecchio Ottoboni, testimone della sua nascita. Che voglia avrei di vedervi! La mia salute non mi permette, purtroppo, d’intraprendere un viaggio così lungo, specie in questa stagione. E l’ho pensato spesso, in questi ultimi tempi, quando l’assenza di tue notizie mi faceva venire in mente i pensieri più neri. Questa volta, Sophie, mi scriverai, non è vero?

Guarda, chiudo di fretta questa mia lettera, così impiegherà meno tempo a arrivarti. E più presto mi arriverà anche la tua risposta.

 

Con l’affetto di sempre, ed un bacio da

                                                                        Alvise.

 

Questa volta, Sophie, mi scriverai, non è vero?

 

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