Aiuto! Ho sbagliato città...
Cronache del Cairo Nord
(con Giovanni Gigliozzi)
Roma, 1999
 

Carissimi,       

        l’aereo è appena decollato, e già sento il bisogno di mettermi in comunicazione con voi. Sono una persona felice: il mio sogno si sta realizzando. Faccio ritorno alla mia città, che non vedo da più di dieci anni. Certo, avrei voluto portarvi tutti con me, ma, lo sapete, proprio non era possibile. Dovete avere ancora un po’ di pazienza, in attesa che il vostro rispettivo padre e marito abbia messo da parte la somma, non poca, necessaria per questo viaggio. Il motivo che mi ha spinto a partire lo conoscete. Piccola cosa: sistemare l’eredità - un appartamentino di appena tre stanze - ricevuta dai miei genitori: un’inezia, una pratica burocratica da risolvere nel giro di pochi giorni, anzi di poche ore. Ma che dico? Il tempo di mettere un paio di firme - ci vuole la mia presenza, però, - e tutto sarà risolto. Questa inezia tuttavia mi consentirà, una volta che l’abbia sbrigata, di riprendere contatto con Roma, questa meraviglia fra tutte le meraviglie. I suoi colori, le linee dei suoi palazzi, continuamente variate da un punto all’altro. E i suoi abitanti, lingue lunghe, magari un tantino sfottenti, come si dice da queste parti. Ma gente alla mano, “gente de core”, come si definisce da sé. Ed anche grandi lavoratori, checché se ne dica. Discendenti di una stirpe grande e gloriosa, che conquistò tutto il mondo, e costruì monumenti che sfidano il tempo: il Pantheon, il Colosseo, gli acquedotti. E poi le strade, che percorriamo oggi ancora. Chi non ne sarebbe orgoglioso?

Tutto questo tornerò a rivedere nello spazio di poche ore. Il viaggio è lungo, ma, come vedete, ho trovato il modo di occuparne una parte. Adesso smetto, e mi provo a dormire. Sarà un sonno affollato di sogni, ne sono completamente sicuro: piazza del Popolo, il Pincio, piazza di Spagna, quella deliziosa isoletta che sorge nel mezzo del Tevere. E poi piazza Navona...

        Basta, basta, sono un po’ stanco. Domani mattina, appena messo il piede sul suolo di Roma, imbucherò questa mia. E intanto vi dico: buona notte, miei cari!

 

P. S . - Due righe in fretta, prima d’introdurre questa mia lettera in una cassetta postale. Sono proprio a Roma, e mi sembra un sogno. Per la verità un piccolo dubbio l’ho avuto, come una specie di smarrimento, dovuto un po’ alla stanchezza e un po’ all’emozione. Debbo chiarirmi le idee, mi rifarò vivo al più presto. In ogni caso, è accaduto qualcosa che mi ha confermato di essere proprio  a Roma. Ho chiesto un’informazione a un passante, che mi ha guardato un po’ infastidito, e poi è sbottato: - Ahò, ma che cazzo vòi? - Una frase da nulla, un po’ volgare, direte. Ma che mi ha dato una certezza: sì, sono a Roma.

 

Ahò, ma che cazzo vòi? - Una frase da nulla, un po’ volgare, direte. Ma che mi ha dato una certezza: sì, sono a Roma
 

 

Made with Namu6