La banda archeologica
un romanzo per ragazzi
Brescia, 1974 (nove edizioni)
 

Come incominciò questa storia? Come molte altre che ci riguardano. Con una parola di Ciccio Capoccia, che è un po’ il nostro capo, colui che, in ogni caso, ci fornisce sempre le idee e ci indirizza sulla maniera migliore per realizzarle. Beh, non è che nessuno di noi l’abbia mai chiamato a quel modo. Ma uno che sa fare di queste cose è come se fosse un capo: non saprei usare un’altra parola.

Dunque, Ciccio se ne sta quasi tutto il giorno seduto su una poltrona; da piccolo, anzi da piccolissimo, ebbe una malattia, di quelle brutte, per non dire bruttissime, per cui si muove poco, e con grande fatica. Chiunque altro, che non avesse quel nome, impiegherebbe tutta la sua giornata a piagnucolare. Ma lui, Ciccio, ha altro da fare che starsene a piangere. Intanto, nelle vicinanze della poltrona, si è fatto mettere un tavolo immenso, sul quale sono sistemati tutti i suoi libri e una serie d’ingegnosi strumenti, compreso una specie di narghilè con deposito per il ghiaccio, per cui ha sempre a disposizione, senza bisogno di alzarsi,  acqua freschissima e qualsiasi altra bevanda.  E ha un cassetto con ogni sorta di attrezzi. E una grandissima carta geografica - questa sul muro - dov’è raffigurata ogni parte del mondo. E una radio, ma una radio vera, che si è costruita con le sue mani. E una specie di lavagnetta, con tanti segni di differenti colori, dove viene scrivendo tutte le faccende delle quali dovrà occuparsi nella giornata. Una giornata sempre zeppa d’impegni, che lo tengono occupatissimo, senza che abbia mai la necessità, o diciamo il tempo, di muoversi.

Dunque, Ciccio Capoccia ci parla sempre di tantissime cose, perché lui ha letto tutto e s’intende quasi di tutto, se non ci credete, pazienza, tanto peggio per voi. Ma il suo pezzo forte è principalmente l’archeologia, al punto da far pensare che antichi Greci e Romani abbia avuto modo di conoscerli di persona. S’interessa poi degli Etruschi, che noi, fino a poco tempo fa, non sapevamo neppure come fossero fatti. Adesso, grazie a Ciccio Capoccia, ne abbiamo un’idea. Lui poi gli parla a tu per tu,  come se li vedesse presenti, mentre,  al massimo, ha davanti le figure di un libro.

Questo fatto, al principio, ci faceva addirittura un po’ rabbia, tanto che un giorno presi il coraggio a due mani e gli domandai: - Ma questi Etruschi sono esistiti davvero?

 

Ma questi Etruschi sono esistiti davvero?
 

 

Made with Namu6