Antico Nuovo Israele
Roma, 1959

momenti e protagonisti del risorgimento nazionale ebraico, prefazione di Arturo  Carlo Jemolo.

 

Di tutti i problemi di cui si attende ancora la soluzione, quello dei rapporti col mondo arabo appare senz’altro il più importante, e forse il decisivo. Nessun prezzo  è probabilmente abbastanza alto per Israele, purché gli sia possibile trovare un modus vivendi con i suoi vicini, che gli garantisca un’indisturbata esistenza e una civile fecondità di rapporti. Finora tutti i tentativi intrapresi si sono rivelati insufficienti, e la stessa offerta di pagare risarcimenti per le proprietà arabe abbandonate dagli Arabi palestinesi al momento della loro volontaria fuga è stata respinta. Può darsi che gli sforzi compiuti debbano essere intensificati, può darsi che Israele debba ancora dare all’Islam prove in senso assoluto che non si oppone alle aspirazioni arabe di reale e integrale indipendenza, al contrario che è interessato in prima persona al progresso di un Medio Oriente sottratto a ogni forma di sfruttamento e di imperialismo.

 

Una cosa è certa; questa tormentata regione posta alla confluenza di tre continenti, che ha conosciuto nei secoli il transito rovinoso di tanti eserciti, dai Faraoni a Sennacherib, da Serse a  Alessandro il Macedone, da Tito ai Crociati, da Saladino a Napoleone, richiede dai suoi abitanti una concordia e una reciproca tolleranza, che sole possono garantirle il bene supremo di tutti gli uomini, la pace.

 

L’antica storia degli Ebrei comincia con una parola misteriosa, e tuttavia accessibile a chiunque abbia orecchie e cuore per intendere; una parola di cui è detto che non si trova nel cielo e non si trova di là del mare, affinché nessuno possa dire: chi passerà per noi nel cielo o di là del mare e ce la recherà e ce la farà udire perché la mettiamo in pratica? Così questo nuovo capitolo della storia ebraica si può provvisoriamente concludere con un’altra parola non meno misteriosa e suggestiva, nella semplicità dei riferimenti. Essa fu pronunciata, or sono più di venticinque secoli, da un uomo che aveva conosciuto il sapore della pace e quello della guerra: il suo nome era Isaia. Per quanto remoto possa apparire l’avvenire in cui è proiettata, questa parola risuona ancor oggi come una promessa e un’esortazione a tutti gli uomini di buona volontà.

 

 

In quel giorno vi sarà una strada dall’Egitto in Assiria,

gli Assiri andranno in Egitto e gli Egiziani in Assiria.

e gli Egiziani serviranno l’Eterno con gli Assiri.

In quel giorno Israele sarà terzo con l’Egitto e l’Assiria,

e tutti e tre saranno una benedizione

in mezzo  alla terra.

L’Eterno degli Eserciti li benedirà, dicendo:

Benedetti siano l’Egitto, mio popolo,

l’Assiria, opera delle mie mani,

e Israele, mia eredità.

 

                                                                    (Isaia, XIX, 23-25)

 

 

Nessun prezzo  è probabilmente abbastanza alto per Israele, purché gli sia possibile trovare un modus vivendi con i suoi vicini, che gli garantisca un’indisturbata esistenza e una civile fecondità di rapporti

 

Made with Namu6